
Il Maestro Abbado
Nelle settimane passate c’è stata una notizia apparentemente non di grandissimo rilievo, ma assai significativa sul piano simbolico. Il sindaco di Milano Letizia Moratti ha chiesto al maestro Claudio Abbado, assente polemicamente dalla sua città da più di vent’anni, di tornare a dirigere il teatro La Scala. Molti temevano che, data la sempre intensissima attività del Maestro – aggiunta agli antichi dissapori che lo avevano spinto ad abbandonare bruscamente Milano – non avrebbe accettato. Invece la risposta non si è fatta attendere. Abbado però ha spiazzato tutti ponendo una precisa e non negoziabile condizione: niente soldi per il cachet ma 90.000 alberi da piantare a Milano. Il sindaco, stando almeno alle cronache, ha subito accettato.
In un panorama politico indeffessamente segnato da polemicuzze strumentali e di corto respiro e anche da pseudotatticismi le cui finalità si sono perse nei meandri bizantini di un potere sempre più autoreferenziale, la mossa di Abbado pare qualcosa di abissalmente estraneo a tutto quanto la discussione pubblica ci ha abituato negli ultimi tempi. E per quanto paradossale, l’impressione è che la sua iniziativa sia l’unica novità politica degna di questo nome apparsa negli ultimi tempi per la semplice ragione che s’impegna a guardare al futuro. Non è casuale che un simile messaggio di autentica e profonda libertà, di suprema generosità per il mondo (fatto per giunta da un uomo che va oltre i settant’anni) provenga da un artista. E’ una grande lezione che, a mio avviso, non è stata colta come avrebbe meritato.
A Roma recentemente il sindaco Alemanno ha chiesto a Riccardo Muti di diventare il direttore stabile del teatro dell’opera. I giornali riportano che il Maestro starebbe valutando la proposta (la storia di Muti peraltro è analoga a quella di Abbado, poiché anche lui ha dovuto abbandonare l’Italia dopo un’aspra battaglia con i sindacati dei musicisti). Ecco, a noi radicali di sinistra piacerebbe che Muti ponesse all’amministrazione Alemanno la medesima condizione posta dal suo collega milanese, in una sorta di ideale alleanza della cultura contro la miopia, l’inanità e il cinismo ottuso dei nostri politici.
Tutti vedono lo stato pietoso in cui versa la nostra città. In numerosi quartieri sono stati tagliati a centinaia alberi secolari di inestimabile valore con l’assurda motivazione che il forte vento degli ultimi inusuali episodi di maltempo minacciava di farli cadere. A nulla sono valse le numerosissime proteste dei cittadini, le lettere inferocite ai giornali, le richieste di rimpiazzare almeno i vecchi alberi con nuovi. Niente. Non ci sono soldi per programmare un adeguato rimboschimento della città. Eppure, abbiamo spesso osservato, le operazioni di potatura vengono continuamente fatte fuori stagione e in modo improprio. I pochi soldi a disposizione potrebbero quantomeno essere impiegati meglio (per esempio in una scrupolosa formazione dei giardinieri). A tal proposito basterebbe fare un giro appena fuori d’Italia (per esempio nella vicina Svizzera) per constatare con quanta cura e perizia vengono intrapresi i lavori di giardinaggio. Tra l’altro la nostra regione (dati Legambiente) dal 1990 al 2005 ha consumato suolo per 225.600 ettari. Sono queste dunque le prospettive? E’ questa l’economia che si intende sviluppare per il benessere collettivo? Non bisogna nemmeno dimenticare che anche le precedenti amministrazioni di centrosinistra hanno le loro precise responsabilità nel presente disastro. La politica delle concessioni territoriali per i megacentri commerciali e per i complessi residenziali (vedi Caltagirone) mai accompagnati dalle infrastrutture necessarie a decongestionare il traffico, portano la firma di Rutelli e Veltroni. C’è da aggiungere che la proliferazione dei centri commerciali non solo ha distrutto il piccolo commercio, ma si sta rivelando sempre più fallimentare. Al cannibalismo in atto come conseguenza dell’estrema prossimità dei vari Carrefour, Auchan, Trony ecc. si sta sommando l’attuale crisi economica che fa di questi luoghi delle sorte di cattedrali nel deserto.
Approssimazione, inadempienze di varia natura, mancanza assoluta di lungimiranza, producono questi e altri risultati. Grazie a Claudio Abbado che con un piccolo, luminoso gesto civile ci ricorda invece che un città più verde e finalmente rispettosa dei veri bisogni della gente che ci vive è ancora possibile.
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