Radicali di Sinistra al Vescovo di Civitavecchia: giù le mani dai nostri soldi

13 06 2009

I Radicali di Sinistra di Civitavecchia rispondono attraverso una lettera aperta alle dichiarazioni del vescovo della città in merito alla crisi del Porto. Una buona azione amministrativa vuole che, quando si spende il denaro dei contribuenti, questa spesa sia ottimizzata per dare beneficio al maggior numero di persone possibili

Gentile Dott. Chenis,

la prego anzitutto di scusarmi se non mi rivolgo a Lei secondo l’uso consueto, chiamandola Eminenza, ma non essendo io cattolico e quindi non riconoscendo subordinazione gerarchica nei suoi confronti, le darò il titolo di dottore, che lei ha conquistato con onore laureandosi.

Ho letto con attenzione il suo intervento “C’era una volta una città portuale” dalle pagine di civonline.com, testata che svolge, come ho potuto constatare, un solerte servizio informativo. Mi rallegro che Lei si ponga il problema dello sviluppo della città, ma mi dispiace che, alla fine, lo sviluppo di Civitavecchia attraverso il porto (antica favola peraltro mai realizzata e difficilmente realizzabile, dato che i padroni del vapore navale non hanno interesse alcuno al territorio) si riduca ad un oratorio che è anche luogo di culto. Giustamente Lei fa notare che oltre ai bisogni materiali, vi sono anche quelli culturali e, tra questi, anche quelli religiosi. Ne convengo ed appoggio pienamente la Sua tesi, ma vede il problema sta appunto nella formulazione; la definizione di bisogni religiosi o, come lei li definisce, “ristoro spirituale” implica una gamma assai varia di necessità. Per farla breve un oratorio cattolico non può supplire ai bisogni di un marinaio islamico o di un buddhista o ebreo americano appena sbarcato dalla nave da crociera né dei cristiani riformati presenti in gran numero a Civitavecchia né tanto meno, dei neopagani o wiccan che dir si vogliano, presenti in città. Spero Lei non voglia farne una faccenda di numero; l’essere maggioranza, sia dal un punto di vista del diritto che della filosofia teoretica, non vuol dire essere la totalità; per quanto la maggioranza sia ampia essa è comunque una parte, una lobby tra le tante, sottoposta alle leggi. La nostra costituzione dice che noi siamo uguali, indipendentemente dalle questioni di fede o appartenenza religiosa.

Dal mio punto di vista, quello di un laico, giudico particolarmente strano che un oratorio/luogo di culto cattolico possa servire i bisogni spirituali della variegata umanità del porto. Mi creda, non mangio i preti a colazione; di converso credo che i cattolici abbiano, come tutte le altre confessioni, il pieno diritto di educare come credono i loro figli, ivi compreso quello di avere scuole e luoghi di socialità a sfondo confessionale. Ma questa deve rimanere una faccenda privata.
Per cui mi rammarico che per sostenere il suo progetto Lei cerchi “sinergie istituzionali”. A mio modo di vedere un oratorio cattolico è, per quanti servizi possa offrire, un affare privato. Diversamente non avrei nulla da eccepire se un luogo adibito al ristoro materiale e spirituale fosse gestito dalla totalità delle confessioni presenti sul territorio, in forma democratica, quindi associativa o, meglio, gestito da un gruppo di associazioni laiche. La sinergia che Lei cerca, credo, sia anzitutto di natura economica. Vede qui c’è un altro problema. Il buon senso del padre di famiglia, che è categoria giuridica e guida le ottime azioni amministrative, vuole che quando si spende, questa spesa sia ottimizzata per dare beneficio al maggior numero di persone possibili. Le faccio un esempio concreto nello stadio del nuoto di Civitavecchia, costruito dal Comune e gestito dalla Fin. La Federazione italiana vi nuoto svolge le proprie attività e con essa tutte le squadre di pallanuoto della città; inoltre, per chi vuole imparare a nuotare, un altro soggetto effettua in piscina corsi di ogni livello. Ma se un singolo, passando lì avanti, avesse voglia di fare quattro bracciate, non dovrebbe fare altro che entrare, iscriversi al cosiddetto “nuoto libero”e tuffarsi. Quindi la struttura non serve solo gli atleti professionisti, ma anche chi deve dimagrire, chi deve fare riabilitazione, chi vuole semplicemente socializzare etc.

Potenzialmente e realmente quella struttura è stato un ottimo e democratico investimento.

Il suo progetto, invece, per quanto Lei abbia di certo ottime intenzioni, metterebbe tutti, indiscriminatamente, sotto l’ombra della croce, cosa non molto rispettosa, poco democratica e non gradita a tutti. Mi creda, sono sincero quando dico che Lei ha tutto il diritto di erigere un luogo di culto od oratorio nel porto, purché le spese di questa operazione siano tutte a Suo carico, intendendo per “Suo” la struttura della chiesa cattolica. Certo se qualche fondazione, sovrana per quel che riguarda i propri averi, la aiuterà in questa impresa io non avrò nulla da dire.
Il mio problema è che vengano adoperati denari pubblici per il Suo scopo particolare. In quanto cittadino quelli sono soldi anche miei ed io ho tutto il diritto di far sentire la mia voce riguardo alle modalità con le quali vengono spesi. Quindi ci opporremo, io ed il movimento dei Radicali di Sinistra, che ho l’onore di rappresentare, a qualsiasi concessione o beneficio economico da parte della pubblica amministrazione per la Sua impresa. Per pubblica amministrazione intendiamo lo Stato e le sue articolazioni (Regione, Provincia, Comune), nonché, per quanto giochi a fare la nazione sovrana e poco manca che si metta anche a battere moneta, l’Autorità Portuale di Civitavecchia.

La prego di credermi, Dottor Chenis, non sono anticlericale, credo solamente nella laicità dello Stato e in un modello di società in cui tutti abbiamo diritto di cittadinanza, anche noi che non siamo cattolici.
Certo del fatto che Lei mi abbia già perdonato, la saluto cordialmente,

Mario Michele Pascale
Movimento dei Radicali di Sinistra di Civitavecchia


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