Il 13 giugno sarà la giornata del Romapride. La manifestazione organizzata dal circolo di cultura omosessuale Mario Mieli dovrebbe sfilare allegramente con i suoi canti e colori e i suoi inni alla vita per le vie della capitale per approdare in piazza…! Già, perché è proprio questo il problema espresso dal dovrebbe.
La Questura di Roma con motivazioni a dir poco pretestuose ha rifiutato il permesso alla manifestazione per il percorso prescelto che sarebbe dovuto sfociare in piazza San Giovanni. Il diniego è stato motivato con una presunta incompatibilità e concomitanza con altre manifestazioni a carattere religioso e, quando l’organizzazione si è resa disponibile ad un cambio di data pur di non perdere un percorso e una piazza in grado di dare visibilità e di ospitare la moltitudine attesa per l’evento, la Questura ha continuato a dire no adducendo i medesimi motivi. A quanto pare a giugno piazza San Giovanni è fatta oggetto di un acceso e continuativo fervore cattolico!
I percorsi previsti dal Comune per le manifestazioni, secondo il protocollo fortemente voluto da Alemanno e avallato con la complicità della sinistra, sono per la maggior parte incompatibili con l’imponenza del corteo. Infatti, uno sfocia nella grande piazza del Popolo, arrivandovi però per strade troppo strette, mentre gli altri riguardano percorsi troppo brevi e/o punti di arrivo troppo angusti. Ed è proprio uno di questi che è stato proposto come alternativa dalla questura e rifiutato dall’organizzazione perché un chiaro tentativo di boicottare e ridurre la visibilità dell’evento. Gli organizzatori hanno proposto una deroga dal protocollo, chiedendo l’autorizzazione per lo stesso percorso dell’anno scorso con arrivo a Piazza Navona, ma anche questo tentativo è stato bocciato con l’adduzione di fumose motivazioni. Si è giunti così a pochi giorni dall’evento con una questura che tergiversa e lascia gli organizzatori e quanti vogliono partecipare nell’impossibilità di organizzarsi, con il chiaro intento di ostacolare il diritto a manifestare, azione lesiva del diritto di tutti. Gli organizzatori hanno denunciato il comportamento della Questura e del Comune di Roma al Tar e al Presidente della Repubblica, ma, per ora, nessuna risposta è giunta neppure da parte loro.
Non solo, il Comune, nella persona del sindaco Alemanno, ha rifiutato anche il patrocinio alla manifestazione perché non sarebbe rappresentativa della pluralità della città, ma soltanto una manifestazione di “tendenza”, come ha detto il Sindaco. A questo proposito vorrei chiedere al Sindaco se, i convegni di “casa Pound”, cui ha allegramente concesso il patrocinio, fossero invece di interesse comune e espressione degli interessi e del pensiero dell’intera, o quasi, popolazione romana. Che ci sia sentore di clerical-fascismo in quanto sta accadendo? I fatti parlano da soli e appaiono particolarmente gravi, anche perché quest’anno più che mai il Romapride al grido di Liberi tutti Libere tutte si presenta come un momento importante che porta all’attenzione generale la rivendicazione sostanzialmente di un diritto, quello all’autodeterminazione che riguarda noi tutti, gay, lesbiche, transessuali, bisessuali ed eterosessuali.
In barba a quanto afferma il sindaco Alemanno nulla c’è di più universale dell’aspirazione ad autodeterminarsi, della volontà di veder riconosciuto questo diritto. Un diritto unico, un diritto per tutti, che poi ciascuno declinerà in base alla propria idea di felicità. Perché, ricordiamolo, il fine ultimo della politica dovrebbe sempre essere il raggiungimento della felicità per il maggior numero possibile di individui ed il governo dovrebbe promuovere la libera espressione di sé dei cittadini e non soverchiare le loro legittime aspirazioni.
Quest’anno il corteo, allegro e festoso come sempre, sfilerà per ricordare all’Italia che esistono questioni in sospeso, numerosi passi da articolare in direzione di un’Europa moderna e laica, non più procrastinabili, che richiedono con urgenza il riconoscimento delle unioni omosessuali nonché il loro diritto al matrimonio e all’adozione e finalmente l’attuazione delle istanze di parità, dignità e laicità, da sempre bandiera di ogni gaypride. Nell’odierno clima politico in cui il governo pone sotto attacco i cittadini finanche negli ultimi istanti della loro vita, volendoli deprivare persino della loro ultima possibile espressione libertaria, il corteo denuncerà anche i soprusi cui quotidianamente tutti noi siamo sottoposti e la necessità di un paese realmente laico per il bene di tutti, un paese in cui ogni individuo possa vivere e morire secondo la propria idea di felicità e dignità. È per questo che al Romapride dovremmo esserci tutti, portare i nostri figli ed educarli ad essere liberi, rifiutando ogni irregimentazione.





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