È da un po’ che sul fronte carbone tutto tace. Tacciono i no-coke, i politici e i cittadini in genere. Il silenzio è dovuto alla totale rassegnazione di fronte ad un fatto compiuto: i lavori per la centrale a carbone proseguono e prima o poi il combustibile brucerà. I politici, già nelle ultime elezioni amministrative che hanno visto l’elezione a sindaco di Moscherini, non facevano più del fatto un cavallo da battaglia, né per un verso né per un altro, perché battersi per qualcosa di scontato appariva loro inutile, meglio chinare il capo e guardare altrove. I no-coke si sono battuti, ma ad un certo punto hanno esaurito le forze pure loro, anche perché lottare per il bene comune contro coloro per cui si lotta stressa. Già, perché il fatto strano di Civitavecchia, a differenza di Tarquinia, è che qui i cittadini si sono dimostrati dei veri masochisti disposti a cedere la propria salute in cambio di un po’ di elemosina. Certo il si alla riconversione a carbone è stato detto dall’allora ministro Bersani (caro ministro, noi non dimentichiamo) e dalla colpevole giunta de Sio svendette la città all’Enel. La colpa, però, ricade con altrettanta forza sui cittadini che, da subito, hanno accettato passivamente la situazione, in parte per puro qualunquismo, in parte nella speranza che qualche briciola dei soldi stanziati dall’Enel arrivasse pure a loro. Ovviamente alla domanda, se gli abitanti della città abbiano goduto di tutto quel ben di dio, la risposta è no. Eccetto, ovviamente per le calze della Befana. Ricordo, infatti, come la Befana 2007, dopo il tradizionale spettacolo per bambini al Traiano, abbia distribuito calze a firma Enel, piene di dolciumi, dalle quali probabilmente mancava il tradizionale carbone (anche di zucchero) che sarebbe stato di cattivo gusto. Tentativi di prendere i cittadini per la gola in ogni senso. Ricordo anche un più significativo aneddoto legato ad una delle tante manifestazioni, cui ho partecipato con mia figlia che allora aveva 3 anni perché a lottare per ciò in cui si crede è bene insegnarlo ai figli sin da piccoli per parare in qualche modo il qualunquismo che gli piove addosso da ogni parte. Mentre sfilavamo per corso Marconi, una signora tentando di attraversare la strada disse:” ma questi che vogliono ancora? Mio figlio ci deve lavorare là” e alla risposta di un manifestante: “signora, capisco la gravità del problema disoccupazione, ma prima la salute, anche quella di suo figlio perché se si ammala, il lavoro dovrà lasciarlo, insieme alla vita”, non fece una piega, mormorando “stì drogati”. Che dire di più?
Insomma, i civitavecchiesi la centrale Enel a carbone se la meriterebbero pure, non fosse per quei pochi che hanno avuto il coraggio di manifestare il proprio dissenso. È per questi, ma anche per coloro che non vogliono essere salvati, per noi e i nostri figli che, noi radicali di sinistra, diciamo no al carbone. Anche le battaglie che appaiono perse hanno una loro dignità e non vanno disconosciute solo perché non portano più tornaconto politico, è una questione di onestà. Non sappiamo se sarà possibile ottenere qualcosa con le nostre sole forze, ma a tacere non ci stiamo, il carbone è un danno enorme per la nostra comunità e le briciole contro cui tanti sono disposti a barattare la propria e altrui salute sono avvelenate. Queste dichiarazioni nascono da un intento di chiarezza, il carbone per come stanno le cose oggi ci sarà, ma non con la nostra complicità e, se sarà possibile lottare ancora, noi ci saremo.
Sabrina Martinelli
Coordinatrice Radicali di Sinistra Civitavecchia
rscivitavecchia@gmail.com




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