Chissà quanti sono, solo a Roma, i giovani che sognano di lavorare nella comunicazione, giornali, agenzie, uffici stampa. Per tutti loro la strada verso il giornalismo è accidentata, fatta di precarietà, ricatti, sfruttamento. Ma non è così per tutti.
Complice una legislazione arretrata, che impone un percorso ad ostacoli per entrare nell’Ordine dei giornalisti e quindi poter praticare la professione, quasi sempre entra chi meriti ne avrà pure, ma ha soprattutto appoggi e sostegni. Sono molti i pubblicisti e giornalisti che sono divenuti tali grazie al politico di turno; ovviamente è facile immaginare quale “libera informazione” possano garantire persone che a vita dovranno ringrazia il partito di riferimento. E, in effetti, la qualità del giornalismo italiano è sotto gli occhi di tutti.
Ma non per tutti la vita è così dura. Basta essere nati con la camicia e avere la “spinta” giusta, non solo per lavorare onestamente, ma anche per arricchirsi con contratti da favola. Simone Turbolente non è certamente tra quei tanti giovani talenti un po’ idealisti e sfigati; per lui il futuro è radioso e di successo: a trent’anni già guadagna come un top manager.
Quali i segreti di tanto successo? Quali le grandi competenze per giustificare un contratto di 400mila euro in due anni e mezzo?
E, soprattutto, quale è la più recente esperienza nel mondo dei media e della comunicazione di Simone Turbolente? Niente di meno che la direzione, affiancato da 5 redattori e 10 collaboratori, di “Roma Punto”. Un free press voluto da Alemanno per l’ultima campagna elettorale e che ha sostenuto il candidato del Popolo delle Libertà nella corsa al Campidoglio. Sedici pagine di cronaca cittadina, economia, esteri e sport, che hanno raccontato fino al 14 aprile 2008 la sfida dell’ex ministro delle Politiche Agricole agli altri candidati sindaco di Roma. Editore del quotidiano free press, distribuito in 50 mila copie, Italo Bocchino, massimo esponente di Alleanza Nazionale e attuale vicecapogruppo del Pdl alla Camera. Tutto in famiglia, insomma.
Riteniamo che la vicenda Turbolente sia uno schiaffo al merito e un premio a quell’Italia di raccomandati che ha reso questo paese fuori da ogni logica di competitività, un paese indebitato fino al collo grazie ad una politica crapulona, degna di una repubblica delle banane.
Un regime, quello italiano, che dispone a proprio uso e consumo dei nostri soldi, senza mai render conto ai cittadini sempre più ingannati da un’informazione fatta da servi e raccomandati.




Altro che percorso ad ostacoli! Magari fosse così.
A me sembra che esista una barriera di cemento tra me e il mio sogno. Mesi e mesi a scrivere senza ricevere il becco di un quattrino; il padrone la chiama collaborazione. Ma l’esperienza si sa ha un costo… nel mio caso si chiama fame. Nera.
Turbolente????? … sono tanto “turbolente” anch’io!